Le ragioni

Lo sviluppo e il declino di una nazione – dicevano gli economisti di un tempo – dipendono dalla ricchezza che è in grado di creare e riprodurre; ma una parte essenziale di questa ricchezza – dicono gli economisti di oggi – è fatta di capitale sociale e di capitale umano, ovvero di persone e di cultura, intesa in senso lato come patrimonio di conoscenze, saperi, competenze, abilità, che le generazioni si sono trasmesse l’un l’altra nel corso della storia.
 

Il lavoro culturale rappresenta in Italia l’attività concreta di centinaia di migliaia di persone, moltissimi giovani, che intorno ad esso costruiscono non solo sogni e idee, speranze e illusioni, ma la propria autonomia economica e il proprio progetto di vita ideando percorsi professionali e di ricerca spesso originali.

Scarica la brochure.

«Siamo nani sulle spalle di giganti»

recita una vecchia massima, che appare tanto più vera nell’epoca della competizione globale, segnata tra l’altro dalla continua innovazione delle forme e dei contenuti della comunicazione. Di fronte alle sfide complesse della contemporaneità risulterà decisiva la capacità di integrare capitale tecnologico e capitale umano, scienza e cultura, di valorizzare congiuntamente beni materiali e immateriali.

La cultura

è parte integrante della dimensione umana, in tutti i tempi e in tutti i luoghi; lascia tracce, a volte imponenti a volte minute, nella storia dei popoli e degli individui. Queste tracce vengono scovate, raccolte, conservate, difese, trasmesse, ricostruite, restaurate, riprodotte, digitalizzate, rielaborate, valorizzate, esposte, studiate, insegnate, pubblicate, filmate, recitate, cantate, vissute attraverso il lavoro culturale.